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Pagina 1 di 8 Amore coniugale e affari di cuoredi Ettore Panizon L’apostolo Giovanni, che chiamava se stesso il "discepolo che Gesù amava" (Giovanni, 19:26 e 20:2), afferma con certezza che "Dio è amore" (1 Giovanni, 4:8 e 16). Anche la nostra vita ci insegna che la cosa più importante è l’amore e che senza amore tutto quello che facciamo non ha più alcun senso. Come ci conferma l’apostolo Paolo: Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo. Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla. Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente. 1 Corinzi, 13:1-3 Quando amiamo, abbiamo un coraggio, una pazienza, una gentilezza e una intelligenza che vanno oltre la nostra natura. Perché queste sono le qualità dell’amore: L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. 1 Corinzi, 13:4-7 
Il comandamento di Dio per coloro che vogliono imparare da lui è che ci amiamo gli uni gli altri di questo amore che "non verrà mai meno" (1 Corinzi, 13:8). Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Giovanni, 13:34 L’ amore che il Signore Gesù ci ha insegnato con l’esempio corona tutti i valori di Dio (dalla fede all’amicizia fraterna, cf. 2 Pietro, 1:5-6) ed è una relazione pura, intima e profonda che lega i credenti in quanto parte di una stessa realtà spirituale, generati da uno stesso seme e accomunati da una stessa speranza (come dice 1 Pietro, 1:21-23). Per questo amore, i primi credenti hanno deciso di mettere tutto in comune per cominciare una nuova vita tutti assieme (Atti, 4:32). Nonostante le divisioni, incomprensioni e ipocrisie che si sono molto presto manifestate nella Chiesa, la speranza e anche l’esperienza di un sentimento comune rimane una realtà viva in tutti i discepoli di Gesù. Anche nella vita di ognuno, nonostante innumerevoli errori e fallimenti nostri e dei nostri padri, l’amore porta ancora gli esseri umani a desiderare di unirsi in matrimonio: ancora oggi, seppure non senza travaglio e confusione, l’amore ci porta a decidere di mettere tutto in comune, unendo le nostre vite e anche i nostri corpi per raggiungere assieme una certa completezza. Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Genesi, 1:27 In ebraico, le parole maschio e femmina si riferiscono a una profonda complementarità tra questi due aspetti della vita. "Maschio" (zakhar) ha la stessa radice della parola "ricordo" (zikhròn), "femmina" (neqvah) significa anche "cavità, incisione, perforazione". Mentre quest’ultimo termine allude alla sensibilità e alla passione, il primo si riferisce all’elemento di coscienza (e di insensibilità) necessario perché ci sia azione, progetto. Nella Bibbia questi due termini vengono usati anche per gli animali (Genesi, 6:19) e si riferiscono infatti anche alla nostra natura biologica, animale. Per l’uomo, però, possono assumere un senso speciale, permettendo un incontro tra due diversi lati dell’umanità. Appunto perché, come è scritto, l’uomo, a differenza degli altri animali, è stato creato a immagine di Dio (anzi, è scritto che l’uomo è creato non solo a immagine di Dio, ma anche "secondo la sua somiglianza", Genesi, 1:26) e tra il maschio e la femmina c’è la possibilità di un’unità di amore che è quella di Dio. Infatti, l’uomo naturale, che è anche un animale, non è però soltanto un animale, ma un’anima che vive in vista dell’uomo spirituale. Così anche sta scritto: Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente; l’ultimo Adamo è spirito vivificante. Però, ciò che è spirituale non viene prima; ma prima ciò che è naturale; poi viene ciò che è spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. 1 Corinzi, 15:45-46 Dopo aver formato Adamo, da una sua costola (letteralmente, un suo "lato") Dio costruì un aiuto adatto per lui, perché non fosse solo, cioè perché conoscesse l’amore. Poi Dio il Signore disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui». Dio il Signore, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli avrebbe dato. L’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l’uomo non si trovò un aiuto che fosse adatto a lui. Allora Dio il Signore fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d’essa. Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. L’uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo». Genesi, 2:18-23
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