Parola di vita

Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

(Giovanni 3:16)

 
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Un bambino ci è nato
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Nel 1977, ancora adolescente, Titilayo Fawojure, per opera della fede in Gesù Cristo, sperimentò la meravigliosa liberazione dagli stretti legami che, fin dalla sua infanzia,  aveva avuto con il tenebroso mondo della stregoneria, una realtà pagana tuttora molto diffusa nel suo paese, la Nigeria.
Una ventina di anni fa abbiamo avuto il privilegio di averla fra noi, assieme a suo marito e ai suoi tre figli. Lei ha insegnato nella scuola domenicale, lui ha servito il Signore come anziano nella nostra comunità, fino al momento in cui si sono trasferiti in Inghilterra, dove tuttora vivono.
Con il racconto della sua conversione, Titilayo testimonia come debba essere preso sul serio Efesini 6:12: "il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti".

Original English Text  


"Un bambino ci è nato"

La conversione a Cristo di Titilayo Fawojure
una ragazza nigeriana consacrata al servizio dei demoni

 

Mia nonna aveva sempre desiderato una figlia, ma ebbe solo due maschi; così, quando perse la speranza di avere una femmina, riversò tutte le sue aspettative su un'eventuale nipotina.

Da quel poco di storia che mi hanno raccontato, ho saputo che erano stati fatti diversi sacrifici, prima che si realizzasse il suo desiderio di vedere una femminuccia in famiglia. Ne seguiva che la nascitura sarebbe stata consacrata al servizio di diversi dèi fin dal grembo materno e che, una volta cresciuta, avrebbe dovuto godere delle cose migliori, dai vestiti a qualsiasi altra cosa, inclusa l'istruzione.

La nonna morì senza lasciare figlie femmine, quando ero ancora molto piccola, perciò posso dire di non averla mai conosciuta. Fui proprio io la sua prima nipote. Quel che so di lei viene dalle fotografie che mi sono state mostrate man mano che diventavo grande.

La Nigeria della sorella Titilayo
La Nigeria della sorella Titilayo

Per adempiere i voti pronunciati, e in particolare per provvedere alla mia istruzione, fui costretta a lasciare il mio villaggio natale per andare da uno zio in città. Tutti gli accordi erano già stati presi prima della mia nascita. Così, all'età di quattro anni, fui portata via da Ise-Ekiti, un paese della Nigeria sud-occidentale vicino ad Akure (Ondo State), per vivere a casa di mio zio nella città di Ibadan, capitale del non lontano Oyo State. Ricordo che prima della partenza furono celebrati diversi sacrifici e sul mio corpo furono praticate alcune incisioni (dei tagli fatti con lame e coltelli per farne fuoriuscire del sangue; sulle ferite poi venivano strofinate delle apposite polveri). Erano patti di sangue con gli dei. Ricordo che queste cose mi sono state fatte come preparazione al viaggio che dovevo fare per realizzare i sogni di mia nonna.

Prima di trasferirmi in città, frequentavo una chiesa anglicana, e chiaramente ero piuttosto confusa. Dopo il servizio in chiesa avevamo l'abitudine di recarci sulla tomba della nonna per parlare con lei della mia prossima partenza. Sapevo a memoria tutto quello che dovevo dire sulla sua tomba. Quando partii, fu mio padre ad accompagnarmi in città. Prima di salutarmi, mia madre mi aveva raccomandato di interrompere le relazioni con il mondo degli spiriti. Se proprio non ne fossi stata capace, avrei almeno dovuto mantenere la cosa il più possibile nascosta. Infatti, fino ad allora avevo avuto regolari contatti con gli spiriti, che mi permettevano di cadere a terra, ammalarmi o svenire in qualsiasi momento lo desiderassi, uscendo dal mio corpo per osservare me stessa e gli altri dal di fuori, o per causare problemi ad altri, quando per esempio cercavano di svegliarmi. Per me era un gioco. Nel mondo degli spiriti avevo anche degli amici con cui parlavo e mangiavo. Nei nostri incontri dovevano essere preparati almeno quattro piatti, e, anche se gli altri non riuscivano a vedere i miei amici, notavano il cibo che spariva. Per questo la mamma era preoccupata e mi diceva che se qualcuno avesse assistito a tali scene non avrebbe capito, ma avrebbe pensato che fossi una persona strana. Perciò mi spingeva a dire ai miei "amici" di non farsi notare, e voleva che parlassi con loro in posti segreti e non svenissi quando mi faceva comodo.

La bisnonna, che a quel tempo era ancora viva, mi chiamò prima della partenza per dirmi che, pur non sapendo molto delle cose che mi stavano succedendo, era sicura che fossero conseguenza della mia consacrazione a quegli dei. In quell'occasione mi disse che queste cose non erano buone e che sarebbe spettato a me, una volta cresciuta, trovare il modo di spezzare questi legami. Disse anche che avrei avuto bisogno di un maggior potere per farlo. Questo fu il suo ultimo consiglio prima della partenza. Nei miei lontani ricordi, la bisnonna era una donna molto anziana, che non riusciva più a lavorare e spesso rimaneva in un angolo a leggere un libro dalla copertina nera, che ora credo fosse una Bibbia. Frequentava la Chiesa Cristiana Apostolica e amava cantare dei bei cantici, ma non le sono mai stata veramente vicina. In quell'ultimo saluto ripeté varie volte che avrei dovuto sbarazzarmi di quelle mie abitudini, ma, siccome non mi fornì una giustificazione plausibile, la cosa mi fece soltanto sorridere.

Quando arrivai a casa di mio zio, in città, iniziai la scuola elementare e la mia vita cominciò a scorrere normalmente. Non parlavo più a voce alta con i miei amici spiriti, anche se li frequentavo ancora e li consideravo veramente amici. Anche se nessuno preparava più da mangiare per loro, loro continuavano a stare con me e a mangiare dal mio piatto. A quel tempo pensavo che fosse tutto normale e non ci vedevo nulla di male, solo non mi spiegavo perché gli altri non li vedessero.



 
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